Contro gli austriaci con i cannoni di sambuco

Tra storia e leggenda

Uno scritto rinvenuto durante i lavori di restauro della Chiesa Parrocchiale documenta la partecipazione di Careno alle vicende del Risorgimento.
documento 1848
 
Il testo

(Iniziale cancellata) Cherubino Zambra e Giovanni Z. spazammo (spazzammo) qusta (questa) chiesa il giorno 5. (“november” cancellato) novembre. 1848. infetta e spogliata di croatti (Croati) venuti quivi la domenica antecedente per incendiare il paese a cagione di questo caso. essendosi gia (già) terminata la guerra fierissima di questo anno medesimo 1848. per l’infame tradimento fattoci (o) (segno nel testo) da carlo alberto (“re” cancellato) re di piemonte che nel mese dagosto (d’agosto) condusse gli austriaci a milano. nel mese di otobre (ottobre) anno medesimo 1848 sorti (sortì) unaltra (un’altra) ribelione (ribellione) per tutta lombardia masima (massima, nel senso di “la più forte”) a chiavena (Chiavenna) e mentre i (gli) austriachi (austriaci) conducecano la su (sua, nel senso di “loro”) vetovaglia (vettovaglie) e munizione (munizioni) e soldati (o) (segno nel testo) molti italiani e svizeri (svizzeri) si portarono a careno e torigia (Toriggia) con ot (cancellato) 8. pezi (pezzi) di canoni (cannoni) per afogare (affogare) questi vapuri (vapori) il veloce il falco il Lariano e intanto (nel senso di “pertanto”) careno e torigia furono tenuti (nel senso di “ritenuti”) copevoli (colpevoli).

Abitanti di careno lasciamo pensare a voi i travagli sofferti da noi nel 26. otobri sino al 5 novembre medesimo 1848.
Cherubino Zambra eta d anni 23.
Giovanni Zambra eta d anni 18.
posero questa chiesa nuovamente consacrata il giorno di S. Martino

Questa è la trascrizione dello scritto ritrovato durante i lavori di restauro della Chiesa parrocchiale di Careno.

L’originale è in possesso degli eredi di Cherubino Zambra.

Note relative alla trascrizione

La trascrizione segue fedelmente l’originale, senza adattamenti all’uso odierno per quanto riguarda maiuscole e punteggiatura. Solo le parole scritte in maniera differente da quella attuale sono seguite dal termine in italiano corrente.

Si tratta di un documento molto interessante e gli avvenimenti riferiti sono in buona sostanza confermati da varie fonti (MONTI Santo, Pagine di storia comasca contemporanea (1821-1859), Como, 1917, pp. 144-156; ROVELLI Luigi, Storia di Como, Vol. III, pp. 134-135; AA.VV., Storia di Como, vol.V, pp. 24-25; BALBIANI Antonio, Como, il suo Lago, le sue valli…, Milano-Napoli, 1877).

Un altro elemento che attesta l’attendibilità storica del documento è la citazione esatta dei nomi dei battelli a vapore che in quel periodo svolgevano servizio di trasporto merci e persone sul lago: Veloce, Falco e Lariano, di proprietà della Società di Navigazione “Lariana”.

E’ chiaro che gli estensori erano simpatizzanti dei moti insurrezionali antiaustriaci del 1848 che furono particolarmente vivaci nel Comasco: lo si può dedurre dalla frase in cui l’armistizio di Carlo Alberto viene definito “infame tradimento fattoci”.

L’episodio descritto si inserisce nelle vicende della Prima Guerra d’Indipendenza quando, dopo il rientro in Lombardia delle truppe austriache, le forze rivoluzionarie tentarono di resistere e poi di ostacolarne l’avanzata in modo da permettere alla maggior parte degli insorti di trovare rifugio in Svizzera.

Fin qui, la Storia. Ma forse l’aspetto più curioso è costituito dalla trasformazione in leggenda dell’avvenimento: nel corso degli anni, infatti, il racconto di questi fatti che gli anziani del paese narravano ai più piccoli è stato a poco a poco rielaborato in senso fantastico.

La vicenda resta storicamente inquadrata nella prima guerra d’indipendenza ma nella narrazione vengono introdotti particolari quasi comici, forse come espedienti per vivacizzare o sdrammatizzare alcuni passaggi del racconto degli avvenimenti che potevano avere esiti veramente tragici per il paese. Uno di questi è la trasformazione dei cannoni usati per fermare gli austriaci in “cannoni di sambuco”.

I narratori, infatti, giunti alla descrizione dell’imboscata agli austriaci in transito sul lago, introducevano questo particolare piuttosto inverosimile. Per chi non lo sapesse, il cannone (o fucile) di sambuco era un tipo di giocattolo in uso fino a qualche tempo nella zona, chiamato in dialetto “sciupét a ori” e costituito da un tubo ricavato da un pezzo di sambuco lungo una ventina di centimetri, che spara bacche di alloro, attraverso il foro centrale svuotato dal midollo, grazie alla spinta di un bastoncino che scorre dentro di esso.

Ciò premesso, è facilmente comprensibile come i narratori potessero fugare i dubbi sulle possibilità operative dei cannoni di sambuco asserendo che probabilmente erano state utilizzate le parti più grosse dell’arbusto (che possono superare anche i 20 centimetri di diametro), magari caricate a salve.

Questo espediente fantastico dava modo di tacitare le obiezioni degli scettici e avviava la narrazione verso una dimensione sempre meno realistica, permettendo di far accettare il racconto di fatti che avrebbero potuto sembrare troppo grandi e inverosimili per un piccolo paese come Careno.

Si narrava, infatti, che gli austriaci, dopo essere stati presi di mira a colpi di cannone (di sambuco) dalle sponde del lago, sbarcassero a Careno minacciando, per ritorsione, di mettere il paese a ferro e fuoco e di far violenza alle persone. Probabilmente la gravissima minaccia era volta ad ottenere qualcosa di più concreto: pare infatti che il Comandante del battaglione di Croati si sia lasciato convincere abbastanza rapidamente ad accettare, in una specie di patteggiamento, la salvezza della popolazione e delle case in cambio di un certo quantitativo di oro o preziosi.

Così i soldati vennero alloggiati nella chiesa e rifocillati con qualche bestia sacrificata al momento e cotta su un fuoco alimentato dai banchi e da altre suppellettili religiose. Alcuni narratori particolarmente attenti ai risvolti erotici affermavano pure che per l’intrattenimento del Comandante e degli ufficiali venissero indotte a sacrificarsi e a prodigarsi alcune bellezze locali. Ma di questo non s’è rintracciata alcuna documentazione storica.

Tuttavia l’oro e i preziosi raccolti non raggiungevano la quantità stabilita: a spiegazione di ciò altri narratori adducevano a motivazione la proverbiale parsimonia carenese. Quindi si chiese aiuto agli abitanti dei Erno che, molto generosamente concessero un prestito a copertura del riscatto. Finalmente, così, il distaccamento austriaco levò le ancore, liberando il paese dall’incomoda presenza.

Ma la narrazione non finiva qui: a causa del prolungarsi dei tempi di restituzione gli Ernesi decisero una vera e propria discesa in forze a Careno, quasi una seconda invasione, per ottenere quanto non veniva loro reso. A quel punto i Carenesi, non potendo più procrastinare la restituzione del dovuto, accettarono la richiesta di consegnare a saldo del debito un crocifisso d’oro, utilizzato per le processioni. Così i creditori se ne andarono, ritenendosi soddisfatti.

Non è storicamente accertata nemmeno questa ulteriore dimostrazione d’astuzia carenese, come sostenevano alcuni narratori, ma pare che quando gli Ernesi fecero fondere il crocefisso per ricavarne il materiale prezioso di cui supponevano fosse fatto, trovarono solo tizzoni carbonizzati perché il crocefisso non era d’oro, ma solo dorato.

Invece Careno, una volta formato il Regno d’Italia, si vide riconosciuto un risarcimento per i danni subiti a causa della resistenza antiasburgica e con quella somma venne ampliata e migliorata la strada che da Monte Careno conduce alla località Poeul, sita poco a ovest del Piano di Nesso.

(Notizie raccolte da Armido Lucarelli)